Audio visual connections

Sviluppi possibili:
Per tutte le motivazioni sopra citate, Audio-Visual connections potrà essere sviluppato come gioco interattivo per aree bimbi nei grandi centri commerciali, usato come gioco-evento nelle discoteche, essere una base per performance di ballerini e/o persone che praticano aerobica, e, addirittura, può assumere, nei centri benessere, il valore di una divertente cromaterapia.

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settembre 15, 2008 at 3:29 pm Lascia un commento

Un articolo su Randomclapping

Quest’estate come gruppo Randomclapping siamo chiamati a partecipare al Festival Media Mediterranea 10 tenutosi a Pola dall’11 al 16 di agosto. Durante il festival siamo stati intervistati dal giornale della regione istriana dal quale hanno pubblicato il seguente articolo scaricabile in PDF e in versione tradotta in italiano.

Randomclapping a pola (.PDF)

Nel precedente Festival Media Mediterranea nella piazza Capitolina attraverso progetti non comuni si e’ presentato il gruppo di designer dal nome inusuale Randomclapping. Hanno studiato a Venezia, ma arrivano da Pola, Messina, Roma, Venezia, Milano, Padova. I loro progetti interattivi attraverso i quali cercano di avvicinare la gente alla tecnologia ed i nuovi media spinge la gente a partecipare loro stessi nelle installazioni, hanno un po confuso gli ospiti, ma sono stati piu che un bel l’esperienza. Abbiamo parlato con le ragazze ed i ragazze riguardo chi sono, cosa fanno e fatto qualke chiacchiera sull’arte in generale. Randomclapping viene presentato da Laura Bordin, Davide Cocchi, Benito Condemi de Felice, Francesca Burato, Massimo Casagrande, Claudia Zanon, Francesco Fraioli e Marco Zamarato, e tra loro anche una polesana, Pamela Moscarda.
Anche se fin’ora hanno realizzato molti progetti e ancora lavorano sodo, questo era la loro prima presentazione fuori Venezia.
– Da quando esiste Randomclapping?
Cocchi: Esistiamo dal febbraio 2007. Abbiamo frequentato assieme un laboratorio di interaction design guidato da Gillian Crampton Smith e Philip Tabor. A questo laboratorio abbiamo capito che abbiamo simili affinita e allora abbiamo deciso di fondare questo gruppo, all’inizio solo per pubblicare i nostri progetti universitari. Dopo l’idea era che in futuro cioe nel presente, realizziamo qcs di nuovo, che sarebbe basato sull’interaction design e nell’arte computeristica in genere.
– Sul vostro sito web stranici c’e la descrizione di alcuni vostri progetti, che fin’ora sono piu di dieci. Di che cosa si occupano?
Condemi de Felice: I progetti si basano sul tema principalmente sociali. I primi progetti, come “Rivalibera” erano basati sulla tecnologia mobile ed erano tutti fatti con un nuovo linguaggio di programmazione, Processing, dove i protagonisti erano i trasportatori della laguna di Venezia, molti basati ai lavoratori che trasporta la gente a Ve e altri per le ambulanze. Altri progetti si basano e accadono nei posti di Ve – come WAV, AEQUILIBRIUM poi BLOOM e RAYNBEAM – nei classici posti veneziani. Molto interessante pure Flyer Caffe che era sito in un bar, su un tavolo interattivo dove la gente poteva visualizzare, leggere e stampare gli annunci come la vendita di immobili, notizie, annunci di lavoro, ecc…

– Avete fatto pure un progetto educativo sulla storia degli ebrei in europa e l’antisemitismo. Come mai avete vi siete deciso su questo?
Moscarda: Prima di tutto abbiamo analizzato Venezia e abbiamo scelto la zona dell’ex ghetto, volevamo in qualche modo aprire quest’aerea ai turisti e al mondo xke ancor oggi e’ chiuso. Abbiamo deciso di trattare il tema degli ebrei per realizzare un diverso tipo di interazione anche per un pubblico diverso. Abbiamo scelto 3 punti differenti, era un percorso interattivo nel ghetto veneziano.

– Questa e’ l’unico vostro progetto dove vi siete posizionati in modo educativo? Volevate inviare un messaggio e … la gente della propria storia?

Condemi de Felice: Questo e’ prob l’unico progetto basato sulla storia. L’informazione era sulla storia e cultura per i turisti e per quelli che andrebbero a visitare il posto. Verso gli ebrei sempre si guarda in un certo modo, dopo che sono usciti dal periodo nazzista e fascista, ma noi volevamo raccontare anche quello che era avvenuto prima, il loro passaggio dalla loro terra all’europa, il loro viaggio e concentrarsi sulla loro religione e sulle cose che sono di essa sconosciute, segrete.
– Questi sono stati i primi vostri progetti che avete presentato fuori da Venezia, e proprio a Pola. Come mai?
Moscarda: Piu che altro, ho avuto il piacere di conoscere Marino Jurcan al quale ho presentato il gruppo tramite il sito internet ed i progetti. Ho capito che potevamo collaborare al festival di quest’anno Media Mediterranea, e lui ci ha invitati che presentassimo alcuni dei nostri progetti gia fatti, dei quali c’e’ scritto sul sito. Comunque, abbiamo deciso di farne dei nuovi anche in modo di allargare la nostra collezione-
– Ogni tanto si dice che non si può niente di nuovo inventarsi nel campo dell’arte, per esempio filma o letteratura, ma sembra che voi non siete in d’accordo con questo detto xke sembra che cerchiate qualcosa di nuovo?
Zamarato: Innanzitutto, non siamo nell’intero artisti. Quello che facciamo sta a meta’ strada tra arte e design, noi siamo tutti designer. Significa, cerchiamo di migliorare il rapporto tra la gente e la tecnologia, quindi con il computer, il multimedia e tutte le nuove possibilita che la tecnologia offre. Quello che abbiamo qui dimostrato e’ la prova dimostrativa in modo piu ludico, in senso artistico, ma le nostre idee sono molto piu ampie di cio. Quindi, e’ vero non c’e nulla di nuovo ma si tratta di un continuo migliorare, rinnovare. Le idee che abbiamo presentate sono idee che ci passano per la mente da tempo, ma ogni volta le cerchiamo di presentare in modo diverso, aggiungerci qcs.
Fraioli: Randomclapping inoltre non è solo un gruppo di designer che produce dei progetti di interaction design o delle installazioni, ma è anche un modo di lavorare, di approcciare al progetto.
I progetti presentati a questo festival sono in realtà un modo per poter presentare alle persone un metodo e un processo, non ci sono state bariere tra spettatore e opera, ma le persone potevano vedere il funzionamento delle installazioni e farci delle domande a proposito, così da renderle partecipi non solo fisicamente ma loro stesse potevano ragionare su i modi e i processi con cui potevano essere utilizzate le nostre idee.

– Quindi da quanto ho capito non siete seguaci della teoria del lartpularismo, dell’arte per l’arte? Pensate che l’arte deve in qualke modo cambiare e servire a qualcosa?
Bordin: Diciamo che il design guida alla finalizzazione dell’arte, studiando design siamo giunti a questa conclusione. E’ vero che i progetto, dapprima quelli fatti all’universita, giravano attorno un idea. La bellezza stava nell’originalita dei progetti che abbiamo poi realizzato. Questi progetti avevano uno scopo, come “Flyer Caffe “che era un nuovo modo di mostrare come i volantini assalgono i bar, e pure informative sull’ambiente come “Aequilibrium”. Avevamo progetti che non erano ne’ arte, ne avevano un ruolo pratico, ma vogliono distaccare l’esperienza che la persona vive con quel progetto.
Cocchi: Credo che attraverso il nostro lavoro suggeriamo che si puo andare avanti oltre l’abituale uso del cellulare, computer o altra tecnologia. Siamo abituati ad adoperare queste tecnologie per lavoro, che con essi creiamo, ma si possono usare anche in modo creativo. Qualcosa del genere vogliamo fare anche nelle nostra installazioni, evidenziare questo pensiero, spingere verso il pensiero che esiste qualcos’altro oltre Word, Excel…

A LATO:
– Come va fin’ora, la gente ha paura della tecnologia nelle vostre mostre o no?
Moscarda: All’inizio si, ma quando vedono gli altri come partecipano, allora viene naturale provare e vedere di cosa si tratta.
Bordin: Anche perche’ nelle gallerie artistiche la gente di solito vede l’arte in modo distaccato, cioe nelle gallerie guardano l’arte senza partecipare. Noi al contrario cerchiamo che giochino con quello che abbiamo realizzato, che li usino.
– E la gente gioca?
Bordin: Dopo un iniziale “congelamento” quando non sanno cosa possono e cosa non possono fare allora si rilassano e iniziano a partecipare.
– Chi e’ piu rilassato, gli adulti o i bambini?
Bordin: Definitivamente i bambini.

settembre 14, 2008 at 11:02 am Lascia un commento


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